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psicologia

Cos’è l’effetto spettatore? Cosa succede quando, di fronte ad una emergenza, pur essendo in tanti non si interviene?

Questa dinamica fu studiata nel 1968 da Jhon M. Darley & Bibb Latané a seguito di un evento avvenuto a New York nel 1964, che sconvolse l’opinione pubblica.

Kitty Genovese è una ragazza che, rientrando a casa, viene pugnalata alle spalle da Winston Moseley, che però allarmato dalle grida dei vicini (che gli urlano qualcosa) in un primo momento scappa. La ragazza rimane agonizzante (ma viva) a terra e nessuno interviene in suo soccorso. Moseley torna poco dopo e la uccide.

Nessuno, pur avendo assistito all’aggressione, è sceso in strada per aiutare la povera Kitty.

Darley e Latanè sostengono che in questi casi le norme morali subiscono l’influenza della presenza delle altre persone che osservano, creando due effetti: il primo è la “diffusione della responsabilità”, ovvero una ridotta vergogna dal momento che nessuno è intervenuto, il secondo è il “dubbio” che qualcun altro sia intervenuto (pur senza averne la certezza).

Dall’ipotesi di partenza, i due autori hanno condotto un esperimento con alcuni studenti, coinvolti in una discussione di gruppo su altri temi. Quando un ragazzo (appositamente preparato) finge di sentirsi male, gli autori studiano tempi e modalità di soccorso che riceve e dimostrano quanto segue:

quando i ragazzi credevano di essere gli unici interlocutori della vittima, circa l’85% di loro interveniva, mentre quando sono consapevoli di essere in gruppo, solo il 35% di loro interviene.

La vittima ha quindi maggior probabilità di essere aiutata quando a essere presenti sono una o due persone, mentre questa probabilità cala quando ad assistere è un gruppo

Ci sono altre variabili in gioco nell’esperimento (come ad esempio i tempi di risposta, più o meno tempestivi) ma questo esperimento spiega gran parte degli eventi in cui, pur di fronte a delle brutali aggressioni, le persone in gruppo tendono a non sentire la pressione della responsabilità dell’evento; gli autori ci dicono anche che non significa che non si voglia intervenire ma che ci si trovi in una sorta di dubbio sul da farsi, che di fatto blocca l’azione.

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(immagine dal web)

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